All’italiana

Lo scorso ferragosto, al termine di una bella giornata trascorsa a Mentone con la famiglia e alcuni amici, ebbi un incidente d’auto.
Un ragazzo iniziò una manovra di sorpasso con il suo scooter dopo che avevo segnalato la svolta a sinistra.
La scena che si presenta ancora oggi nella mia mente è al rallentatore: un lampo di luce sul lato sinistro, le urla di moglie e figli, un rumore sordo sulla fiancata, un casco che vola e rimbalza sull’asfalto. Solo dopo qualche secondo mi resi conto che si trattava di un casco in più, per il passeggero. Sul momento pensai che la mia vita, per come la conoscevo, fosse finita e che stesse per iniziare un nuovo capitolo, fatto di sofferenza per almeno due famiglie, la mia e quella del disgraziato che si era schiantato sulla mia auto.
Se così non è stato si deve a un insieme di coincidenze fortunate: il ragazzo, appassionato di motocross, “sapeva come cadere”. Nei pochi istanti che ebbe a disposizione riuscì a fare un derapage e attutire l’impatto. Nella caduta, sorte volle che non urtò un idrante a pochi centimetri di distanza, così come svariati alberi pali dell’illuminazione.
Insomma, tutto bene, tutto sommato.
Eppure sudori freddi, momento di shock, paura vera.
E poi, fortunatamente, la noia della pratica per l’assicurazione, la constatazione amichevole, e tutta la trafila abituale, con un però.
Però l’incidente è avvenuto in Francia.
Quindi addio procedura veloce con pratica gestita direttamente dalla tua assicurazione e, piuttosto, gestione con l’assicurazione della controparte.
Devo dire che è stata un’esperienza bizantina e mi chiedo come sia stato possibile che fosse la prassi fino a pochi anni fa per ogni caso d’incidente.
L’assicurazione, godendo di tutela legale, mi assegna uno studio di Torino, che seguirà la pratica. Spedisco tutta la mia documentazione immediatamente (metà agosto); lo studio è chiuso, mi avverte un’email automatica, riaprirà a settembre. Aspetto. A metà settembre un praticamente dello studio mi contatta e mi dice che la pratica sarà lunga e che devo provvedere a fare dei preventivi per la riparazione della carrozzeria (una fiancata bella ammaccata). Provvedo.
Tutto tace per un mese, poi mi arriva la segnalazione che è stato individuato il perito della controparte. Devo prendere contatto e fissare un appuntamento per il sopralluogo.
Il tipo viene a fine ottobre, guarda il danno, segna il contachilometri. Gli faccio notare che sono passati almeno 3 mesi dall’incidente e lui mi chiede perché ci ho messo così tanto a iniziare la pratica.
Trasecolo e gli mostro la data in cui ho dato notizia alla mia assicurazione (16 agosto).
Il tipo scompare.
Due settimane dopo il praticante mi chiama al telefono e mi dice che l’assicurazione della controparte “ha accolto le mie richieste” e mi corrisponderà il costo della riparazione meno l’IVA dovuta.
Ri-trasecolo. Ho subito un danno e ancora devo rimetterci l’IVA?
Mi dice: “ma se è in grado di produrre fattura magari la controparte sarà disposta a pagare anche l’IVA”
A quel punto comprendo che il timore della controparte è quello della truffa: preventivi maggiorati per poi incassare una plusvalenza non dovuta.
Confermo l’intenzione di richiedere fattura. Ci aggiorniamo. Tutto tace per qualche giorno e alla fine chiedo (sempre via email) se ci sono novità.
Ricevo una telefonata: “Guard’, ho già qui il suo assegno, deve solo passare a ritirarlo. È per la cifra completa.”
Quindi, riassumendo:
– pratica bizantina
– modalità di gestione farraginose e lente
– comunicazioni spesso solo telefoniche e quindi non tracciabili.
– rimborso del danno con assegno, quindi svincolato dall’effettiva riparazione del danno.
Capisco perché le assicurazioni auto-moto costino così tanto.

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